domenica 12 marzo 2017

II Domenica di Quaresima di rito Ambrosiano:DELLA SAMARITANA


Dai «Trattati sul vangelo di Giovanni» di sant’Agostino, vescovo
(Tract. 15, 10-12. 16-17: CCL XXXVI, 154-156)
Arriva una donna samaritana ad attingere acqua

«Arriva una donna».
È figura della Chiesa, non ancora giustificata, ma già in via di essere giustificata: questo il tema della conversazione. Arriva senza sapere nulla e trova Gesù, il quale attacca discorso con lei. Vediamo su che cosa e con quale intenzione. «Arriva una donna samaritana ad attingere acqua» (Gv 4, 7). I Samaritani non appartenevano al popolo giudeo: erano stranieri, benché abitassero una terra vicina.
È significativo il fatto che questa donna, che rappresentava la Chiesa, provenisse da un popolo straniero per i Giudei: la Chiesa infatti sarebbe sorta dai Gentili, che per i Giudei erano stranieri. Ascoltiamo, allora, noi stessi in lei, in lei riconosciamoci e in lei rendiamo grazie a Dio per noi. Ella infatti era una figura, non la verità: prefigurava la verità che lei stessa diventò; poiché credette in colui che voleva farne la figura di noi. Dunque, «viene ad attingere acqua». Era venuta soltanto per attingere acqua, come son soliti fare gli uomini e le donne.
«Gesù le dice: “Dammi da bere”.
I suoi discepoli erano andati in città per acquistare provviste.
 La donna samaritana, dunque, gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?” I Giudei, infatti, non sono in buoni rapporti con i Samaritani» (Gv 4,7-9). Ecco la prova che i Samaritani erano stranieri: i Giudei non si servivano assolutamente dei loro recipienti; e la donna, che portava con sé un recipiente per attingere l’acqua, si stupì che un giudeo le chiedesse da bere, cosa che i Giudei non erano soliti fare. Ma, in realtà, colui che chiedeva da bere, aveva sete della fede di quella donna.
Ascolta, adesso, chi è colui che chiede da bere. Gesù rispose: «Se conoscessi il dono di Dio e chi è che ti dice “dammi da bere”, l’avresti pregato tu, ed egli ti avrebbe dato l’acqua viva» (Gv 4, 10). Chiede da bere, e promette da bere. È bisognoso come uno che aspetta di ricevere, ed è nell’abbondanza come uno che è in grado di saziare.
«Se conoscessi – dice – il dono di Dio».
Il dono di Dio è lo Spirito santo. Ma il Signore parla alla donna in maniera ancora velata, solo a poco a poco penetra nel cuore di lei.
Intanto la istruisce. Che c’è di più soave e di più amabile di questa esortazione: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice “dammi da bere”, l’avresti pregato tu, ed egli ti avrebbe dato un’acqua viva»?
Allora, qual è l’acqua che ci darà lui se non quella di cui è stato detto: «Presso di te è la sorgente della vita»? E come potranno aver sete coloro che «saranno inebriati dall’abbondanza della tua casa»? (Sal 35, 10. 9).
Il Signore prometteva abbondanza e pienezza di Spirito santo e quella ancora non capiva; e siccome non capiva, che cosa rispondeva? «Gli dice la donna: “Signore, dammi codesta acqua affinché non abbia più sete e non venga fin qui ad attingere”» (Gv 4, 15).
Il bisogno la costringeva alla fatica, che la sua debolezza mal sopportava.
Oh, se avesse sentito l’invito: «Venite a me, quanti siete affaticati ed oppressi, ed io vi ristorerò»! (Mt 11, 28). Infatti Gesù le diceva queste cose, perché non si affaticasse più.
Ma lei ancora non capiva.
www.mirabileydio.it icona per mano di Cristina Capella

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