domenica 12 aprile 2015

Aprile :Icona di Santa Caterina da Siena

Santa Caterina da Siena
Vergine e dottore della Chiesa, patrona d'Italia
29 aprile
Siena, 25 marzo 1347 - Roma, 29 aprile 1380

Ventiquattresima figlia di Jacopo Benincasa, tintore  e  Lapa di Puccio de’ Piacenti, ebbe una  sorella gemella, morta neonata .  A sette anni fece voto di verginità . Il suo primo biografo, il beato Raimondo da Capua (1330-1399), confessore di santa Caterina ,poi superiore generale dell’ordine domenicano, narra come la mistica senese abbia intrapreso, fin da bambina, la via della perfezione cristiana: riducendo cibo e sonno; abolendo la carne; si nutriva di erbe crude, di qualche frutto; utilizzava il cilicio...Proprio ai Domenicani la giovanissima Caterina,  si rivolse per rispondere alla vocazione ,ma fu necessario combattere contro le forti reticenze dei genitori .Aveva  12 anni, eppure reagì con forza: si tagliò i capelli, si coprì il capo con un velo e si serrò  in casa. Risolutivo fu poi ciò che un giorno il padre vide: sorprese una colomba aleggiare sulla figlia in preghiera. Nel 1363 vestì l’abito delle «mantellate» (dal mantello nero sull'abito bianco dei Domenicani); una scelta anomala quella del terz’ordine laicale, al quale aderivano soprattutto donne mature o vedove, che continuavano a vivere nel mondo, ma con l’emissione dei voti di obbedienza, povertà e castità. Caterina si avvicinò alle letture sacre pur essendo analfabeta: ricevette dal Signore il dono di saper leggere e imparò anche a scrivere, ma usò comunque e spesso il metodo della dettatura. Al termine del Carnevale del 1367 si compirono le mistiche nozze: da Gesù riceve un anello adorno di rubini. Fra Cristo, il bene amato sopra ogni altro bene, e Caterina viene a stabilirsi un rapporto di intimità  e di intensa comunione, fino allo scambio fisico di cuore. Cristo ormai vive in lei (Gal 2,20).  Fu intensa l’attività caritatevole a vantaggio dei poveri, degli ammalati, dei carcerati e intanto soffre   per il mondo, che è in balia della disgregazione e del peccato . Le lettere, che la mistica osa scrivere al Papa in nome di Dio, sono vere e proprie colate di lava ,  dove gli appelli alle autorità, sia religiose che civili, sono fermi e intransigenti, ma intrisi di materno sentire.  Una  «famiglia spirituale»  vive intorno a questa madre che pungola, sostiene, invita, con forza e senza posa, alla Causa di Cristo, facendo anche pressioni, come pacificatrice  .  Lotte con il demonio, levitazioni, estasi, bilocazioni, colloqui con Cristo, il desiderio di fusione in Lui e la prima morte di puro amore, quando l’amore ebbe la forza della morte e la sua anima fu liberata dalla carne… per un breve spazio di tempo.I temi sui quali Caterina pone attenzione sono: la pacificazione dell’Italia, la necessità della crociata, il ritorno della sede pontificia a Roma e la riforma della Chiesa. Passato il periodo della peste a Siena, nel quale non sottrae la sua attenta assistenza, il 1° aprile del 1375, nella chiesa di Santa Cristina, riceve le stimmate incruente; cerca di dissuadere i capi delle città di Pisa e Lucca dall’aderire alla Lega antipapale  . L’anno seguente partì per Avignone, dove giunse il 18 giugno per incontrare Gregorio XI (1330–1378), il quale, persuaso dall’intrepida Caterina, rientrò nella città di san Pietro il 17 gennaio 1377. Amando Gesù («O Pazzo d’amore!»), che descrive come un ponte lanciato tra Cielo e terra,  Caterina amava i sacerdoti perché dispensatori, attraverso i Sacramenti e la Parola, della forza salvifica. L’anima di colei che iniziava le sue cocenti e vivificanti lettere con «Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo», raggiunge la beatitudine il 29 aprile 1380, a 33 anni, gli stessi di Cristo, nel quale si era persa per ritrovare l’autentica essenza.


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